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Società Libera online

Newsletter – Anno XV – n. 256
23 marzo 2015

 

Società Libera
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AGENDA

Presentazione del Volume “Stato e Criminalità”

REGGIO CALABRIA: lunedì 23 marzo ore 17,30
Salone dei Lampadari Palazzo San Giorgio, Piazza Italia, 1
NAPOLI: martedì 14 aprile ore 17,30
Circolo Nautico Posillipo, Via Posillipo, 5

ETICA E CODICE PENALE

di Vincenzo Olita

“L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva” art. 27 della Costituzione. Questo significa che la stessa Costituzione contempla la presunzione di innocenza? Lasciamo ai costituzionalisti la disputa sull’interpretazione della norma, a noi preme ragionare sul martellante ritornello della politica che, insistentemente, va ripetendo: “ Si deve essere considerati innocenti fino al terzo grado di giudizio”, che a noi sembra una libera interpretazione del suddetto art. 27.
Per non parlare poi del “io sono garantista” come una ruffiana differenziazione dal tutto improbabile “io non garantisco nessuno”.
Il più delle volte le parti si invertono a seconda dell’appartenenza partitica, della convenienza politica, del posizionamento di schieramento. Ed allora giù a discutere, con il benevolo compiacimento di giornalisti e conduttori televisivi che, più o meno, incarnano le stesse logiche.
Ma noi prendiamola una posizione netta e chiara.
Accertare responsabilità penali è compito della Magistratura, accettare responsabilità ed errori, che impattano con l’etica, l’esempio e l’opportunità politica, è dovere del diretto interessato, neppure della politica generalmente intesa come spesso si sente dire. Intendiamo sostenere che se “la moglie di Cesare non solo deve essere onesta, ma anche sembrare onesta”, la prassi delle dimissioni dovrebbe essere decisione autonoma, generalizzata e condivisa con buona pace del nostrano giornalismo.
E sì, perché comportamenti di rilevanza penale sono ben altra cosa di condotte eticamente e, quindi, politicamente scorrette; le prime attengono al giudizio della Magistratura, le seconde a quello, senza appello, della pubblica opinione.
Già Publio Cornelio Tacito ci ricorda che i barbari re germani non avevano un potere illimitato, ma che il loro imperio si basava sul prestigio e comandavano più con l’esempio che con lo stesso potere,la vera sovranità risiedeva nella collettività degli uomini liberi.
Buona parte della nostra classe dirigente potrebbe ripassare o scoprire la storia, forse ci potremmo risparmiare cadute di dignità che, onestamente, oggi non sono patrimonio della sola politica.


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Newsletter – Anno XV – n. 255
17 marzo 2015

 

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AGENDA

Presentazione del Volume “Stato e Criminalità”

VARESE: mercoledì 18 Marzo ore 18
Sala Coop, Via F. Daverio, 44
REGGIO CALABRIA: lunedì 23 marzo ore 17,30
Salone dei Lampadari Palazzo San Giorgio, Piazza Italia, 1
NAPOLI: martedì 14 aprile ore 17,30
Circolo Nautico Posillipo, Via Posillipo, 5

HSBC, UNA PESSIMA IMMENSA BANCA

di Mario Lettieri * e Paolo Raimondi **

È dal 2008 che liste di grandi evasori fiscali sono emerse e portate all’attenzione degli organi di vigilanza finanziaria e dei governi di molti Paesi. In primis degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. Finora, però, vi sono stati solo grandi polveroni mediatici, misere condanne ufficiali e scarse contromisure legali. Prima Hervè Falciani, poi SwissLeaks e infine il Consorzio Internazionale di Giornalisti Investigativi hanno indicato la Hsbc Private Bank sa di Ginevra, in Svizzera, come uno dei centri operativi che organizzano servizi finanziari illegali, lavaggi di soldi sporchi e frodi fiscali per cittadini e organizzazioni interessate.
Le frodi fiscali complessivamente coinvolgerebbero almeno 130 mila potenziali evasori internazionali (industriali, politici, attori, sportivi, ecc) per parecchie centinaia di miliardi di dollari. Oltre 7 mila sarebbero cittadini italiani. A questo punto, riteniamo sia indispensabile gettare luce sulla Hsbc e sul suo ruolo di leader della grande finanza globale. La banca di Ginevra è la filiale delle britannica Hong Kong and Shanghai Banking Corporation. E’ la maggiore banca europea ed è la terza al mondo. Fu fondata nel 1865 da un consorzio di interessi coinvolti nel commercio della seta, delle spezie e, si dice, anche dell’oppio. Oggi ha 60 milioni di clienti in 80 paesi e ha attività pari a 2,7 trilioni di dollari.
È la classica banca «too big to fail» (troppo grossa per poter fallire ndr) con una capacità di fuoco e una influenza politica senza pari. Gli uffici centrali e le sue filiali sono coinvolti in tutte le indagini più grandi ed esplosive. Finora però ne è sempre uscita quasi indenne, pagando pochi spiccioli di multa. Le autorità americane hanno denunciato la Hsbc Bank Usa (Hbus) per complicità nel lavaggio dei soldi sporchi dei cartelli della droga messicani e in operazioni fatte per aggirare le sanzioni nei confronti di Paesi come Cuba e l’Iran. Secondo l’Office of the Comptroller of the Currency americano, dal 2006 al 2009, la HBUS avrebbe incrementato del 50% i trasferimenti di denaro via wire fino a raggiungere i 94,5 trilioni all’anno senza veri controlli e avrebbe permesso in particolare il trasferimento di 15 miliardi in contanti da parte delle filiali messicane.
La Commissione per le Indagini del senato, guidata dal democratico Carl Levin, nel 2012 ha formalmente denunciato la Hbus di riciclaggio di soldi provenienti dal traffico di droga. La Hsbc messicana nel 2008 aveva creato anche una filiale nel paradiso fiscale delle Cayman Islands, senza uffici e senza impiegati, con oltre 50 mila conti correnti di clienti anonimi. Nel suo rapporto «US vulnerability to money laundering, drug and terrorist financing. HSBC case history» di 330 pagine la Commissione sostiene anche che i controlli messi in atto dalla banca per evitare che la propria struttura fosse sfruttata da organizzazioni criminali erano inefficaci e che i campanelli d’allarme suonati da alcuni dipendenti sono stati regolarmente ignorati dal top management.
Di fronte a innumerevoli e inconfutabili prove, nel 2012 la banca ha preferito pagare una multa complessiva di 1,9 miliardi di dollari e chiudere convenientemente i casi legali. D’altra parte questa cifra era solo l’8,6% dei 22 miliardi di profitto di quell’anno. Nessuno venne condannato per i crimini penali. Questo «lassismo» nei controlli sui movimenti finanziari sembra sia stato sfruttato anche da reti e sospette organizzazioni fondamentaliste islamiche. Si ricordi che la Hsbc è anche sotto inchiesta per i noti scandali Libor ed Euribor. Nel 2012 gli organismi di controllo finanziario, l’americana Sec e la britannica Fsa denunciarono una ventina di banche internazionali per aver manipolato il famoso Libor, London interbank offered rate, cioè il tasso che stabilisce la base per definire tutti gli altri tassi di interesse applicati sui mercati finanziari. La Hsbc era in testa alla lista. Dal 2005 al 2007 le banche in questione avevano gonfiato i loro dati per far salire il Libor e incassare sui tassi alti. Dopo lo scoppio della crisi hanno invece giocato i loro dati al ribasso per mascherare le proprie difficoltà ed abbassare il costo dei prestiti di cui avevano bisogno per sopravvivere. Hanno quindi semplicemente fornito informazioni fasulle a proprio profitto.
La Hsbc è anche una delle 5 grandi banche internazionali che hanno manipolato per anni, almeno dal 2009 fino alla fine del 2013, i cosiddetti tassi Forex, i tassi di scambio delle valute, sfruttando la conoscenza di informazioni confidenziali dei clienti e operando pochi secondi prima che i tassi di riferimento fossero fissati. Ogni giorno sul mercato dei cambi si fanno operazioni per 5,3 trilioni di dollari. Anche per queste manipolazioni la multa da pagare avverrà con la solita completa sanatoria delle violazioni e dei reati.
È chiaro che se la Hsbc fosse una banca italiana verrebbe chiamata la «banca della mafia e del crimine organizzato». Il fatto che non sia un semplice sportello locale «occupato» dalla camorra, ma una delle principali banche globali, pone delle domande inquietanti sull’intero sistema delle grandi banche internazionali e della finanza ombra. Ne abbiamo scritto altre volte, ma ora riteniamo che la riforma e la trasparenza del mondo finanziario e bancario non siano più eludibili. Sono troppi gli squilibri economici che di volta in volta questo sistema malato provoca.

*già sottosegretario all’Economia **Economista


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Newsletter – Anno XV – n. 253
26 febbraio 2015

 

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BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO

di Mario Lettieri * – Paolo Raimondi **

Il sistema bancario dovrebbe essere l’ancella primaria dello sviluppo delle attività industriali e imprenditoriali dell’economia reale. Se così è, la riforma delle banche popolari parte purtroppo da una premessa sbagliata. Mira a soddisfare le esigenze della grande finanza invece di privilegiare le strutture del credito direttamente legate al territorio e alla sua crescita economica. Secondo la succitata riforma, fatta con decreto e senza alcun coinvolgimento dell’Assopopolari, le 10-11 banche popolari con attivi superiori a 8 miliardi di euro dovranno essere trasformate in società per azioni. In quanto organismi di tipo cooperativo, gli attuali organi di gestione sono eletti con il voto capitario. Ogni socio può avere soltanto un voto.
Il cambiamento strutturale proposto dal governo viene motivato dal fatto che il voto capitario violerebbe il principio di democrazia penalizzando quei fondi che partecipano con ingenti capitali. Inoltre, si afferma che, aprendosi al mercato globale, esse potrebbero attrarre investimenti nazionali ed internazionali rendendole così più grandi e più competitive. A dir il vero, in questo modo le banche popolari diventeranno oggetto di scalate finanziarie e di attacchi speculativi che ne snatureranno la loro originaria funzione di sostengo allo sviluppo del territorio, delle pmi e delle famiglie. Molto probabilmente diventeranno pedine locali delle grandi banche too big to fail.
È davvero sorprendente il fatto che in Italia ci si dia da fare per offrire le banche popolari in pasto agli squali della grande finanza. Nel mondo bancario americano invece si riconosce che le dimensioni enormi delle banche globali sono il vero problema della stabilità finanziaria e sono state la causa delle passate crisi sistemiche. Non si tratta soltanto di una decina di banche. Il nuovo approccio prima o poi investirà l’intera struttura delle banche popolari e delle banche di credito cooperativo (bcc). Le si ritiene evidentemente obsolete dal mondo della finanza globale. Noi pensiamo esattamente il contrario. Non solo per il nostro Paese ma per l’intera Europa. Sono proprio le banche territoriali a sostenere la crescita e a fornire ossigeno al sistema produttivo italiano rappresentato, come noto, per il 95% dalle Pmi.
Negli ultimi anni la Bce ha messo a disposizione oltre mille miliardi di euro con operazioni di rifinanziamento a lungo termine a tassi di interesse vicini allo zero nella speranza che questi soldi andassero a finanziare la ripresa. Finora però le grandi banche hanno incassato ma non hanno aperto i rubinetti del credito alle pmi. Nel nostro paese tra il 2011 e il 2013 le banche popolari hannoaumentato del 15,4% il credito offerto alle imprese e alle famiglie mentre le banche spa lo hanno diminuito del 4,9%.
È pur vero che le popolari nel 2013 hanno erogato il 15% del credito mentre le grandi banche ne hanno erogato il 75%. Ma in Italia si ha una situazione del tutto particolare in quanto le banche di interesse nazionale sono state completamente privatizzate, perdendo così anche la loro storica funzione sociale e pubblica. Nel corso del 2014 le 70 banche popolari e le 381 bcc (che occupano 120.000 dipendenti) hanno insieme dato credito alle pmi per quasi 240 miliardi di euro con un aumento di ben 35 miliardi. Alle imprese esportatrici sono andati 50 miliardi. Nel periodo della crisi tra il 2008 e il 2014 i finanziamenti alle pmi esportatrici sono aumentati del 28%. Esse hanno quindi svolto efficacemente un ruolo anticiclico favorendo la ripresa economica dei territori in cui operano.
Spesso si parla della tenuta esemplare del tessuto industriale tedesco, formato anch’esso dal mittelstand, la rete delle pmi in Germania, ignorando che la sua forza sta proprio nella rete capillare delle banche di credito cooperativo. Secondo uno studio della Bundesbank nel 2008 vi erano oltre 1.200 istituti e 13.600 sportelli, regolati da principi mutualistici e di interesse sociale, con un bilancio aggregato di mille miliardi di euro, al servizio di 30 milioni di clienti. La società tedesca e molti economisti si sono mobilitati in difesa della rete di banche territoriali anch’esse sotto attacco da parte delle grandi banche tedesche, tra cui la Deutsche Bank e la Kommerzbank, e di quelle internazionali.
Un economista tedesco, Richard Werner, direttore del Centro Studi Bancari dell’Università inglese di Southampton, in prima fila nella difesa delle banche popolari e delle bcc in Germania e in Europa, ha scientificamente dimostrato che sono proprio queste banche, e non la Bce, le banche centrali e le grandi banche globali, il vero motore della creazione di credito produttivo e dell’ampliamento della base monetaria necessaria al sostegno della ripresa economica. Senza iattanza riteniamo che sarebbe opportuna una riconsiderazione della scelta governativa.

* già sottosegretario all’Economia – ** Economista


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Newsletter – Anno XV – n. 252
16 febbraio 2015

 

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IL PATTO DELLE ZOCCOLETTE

di Vincenzo Olita

A Roma a pochi passi da ponte Sisto s’incontra via delle Zoccolette, inusuale denominazione per qualsivoglia toponomastica, presente però in quella capitolina per la presenza in quella strada dell’antico Istituto per le “Povere Orfanelle”. A volte capita che accadimenti storici arricchiscano il loro ricordo anche per la particolarità della località in cui si sono consumati, è il caso del Patto del Nazareno dal celestiale richiamo. Immaginiamo per un istante che gli uffici del Partito Democratico fossero stati ubicati a pochi passi da Ponte Sisto, oggi avremo il Patto delle Zoccolette.
Il diversivo semantico solo per introdurci ad un ragionamento sugli effetti dell’accordo politico che, al di là di contenuti e metodo, ha dato il via ad una forma di democrazia con opposizione virtuale e con maggioranza a geometria variabile.
Originale e fantasiosa come pratica di governo, ma del tutto sconosciuta in quelle che definiamo democrazie liberali che, proprio in un non finto equilibrio di pesi e contrappesi, radicano la loro stessa essenza. Non entrando in alcun modo nei contenuti delle riforme, desideriamo solo notare come quel Patto abbia avuto, tra l’altro, l’effetto di richiamo verso una sorta di monopartitismo, considerato l’accorrere di cespugli e cespuglietti verso l’attrazione gravitazionale dell’Esecutivo. Gruppi e personaggi politici, senza legittimità e potere, si accalcano in maggioranza schermandosi dietro le più fantasiose motivazioni, ma tralasciando la più realistica: prolungare la propria posizione politica nell’ambito del nuovo che avanza. Altro che democrazia liberale.
Tocqueville, siamo al vecchio che persiste, ammoniva: “Per istituire un governo moderato invece occorre combinare i poteri temporali, farli agire e regolarli; rafforzarne uno, per consentirgli di resistere a un altro: insomma, occorre realizzare un sistema”. A noi, che viviamo pratiche di governance a dir poco bislacche, resta solo il disappunto per l’ubicazione del Partito Democratico, che è in largo del Nazareno e non a pochi passi da Ponte Sisto.


AGENDA

Presentazione del Volume “Stato e Criminalità”

CREMONA: 16 Febbraio ore 18
Camera di Commercio – Sala Maffei – Via Lanaioli, 7

INTRODUCE

Vincenzo Olita, Direttore di Società Libera

NE DISCUTONO

Gian Domenico Auricchio, Presidente Camera di Commercio di Cremona
Pier Luigi Dell’Osso, Procuratore Generale della Corte d’Appello di Brescia
Gianluca Galimberti, Sindaco di Cremona
Ines Marini, Presidente del Tribunale di Cremona
Luciano Pizzetti, Sottosegretario alle riforme costituzionali e rapporti con il Parlamento


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Newsletter – Anno XV – n. 250
21 gennaio 2015

 

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MAFIE E LIBERALISMO

di Marco Ponti *

Un piccolo “distinguo” iniziale a scanso di equivoci: liberalismo significa fiducia nel principio della libera concorrenza per aumentare il benessere collettivo, mentre per liberismo si intende fiducia nel privato “a prescindere” e, ancora, i libertari (l’aggettivo in italiano non si usa) sono quelli che credono nello stato minimo “a prescindere”.
Ora, in quali settori economici prosperano e si arricchiscono maggiormente le mafie? Considereremo solo due settori, e in modo non completo, per ragioni di competenza.
Il primo, di gran lunga il principale, è quello della produzione e distribuzione di “sostanze psicoalteranti proibite”, cioè la droga. Non di sostanze psicoalteranti lecite da noi (alcolici), ma non altrove (paesi islamici di stretta osservanza), né di sostanze solo lievemente psicoalteranti ma estremamente dannose (tabacco).
Le ipotesi alla base della proibizione delle droghe sono che: a) i cittadini siano stupidi, e non percepiscano i danni alla loro salute, b) allo Stato, cioè agli altri, tocchi curarli con soldi pubblici. I fatti suggeriscono notoriamente un panorama molto lontano dagli obiettivi della proibizione: proprio perché illegale, la droga è diventata un business planetario controllato dalla malavita, capace spesso di controllare la politica, e che genera molte migliaia di morti all’anno. La repressione presenta costi pubblici enormi, senza per altro avere consistenti effetti di riduzione dei consumi, con notevoli costi per la sanità pubblica. La repressione è anche diventata una sorte di “business parallelo” con molte centinaia di migliaia di addetti.
Un gran numero di economisti e di studiosi concorda che liberalizzare il settore sarebbe di gran lunga il male minore. L’esempio del proibizionismo dell’alcol in USA negli anni 20 è del tutto illuminante: fioritura di un’ agguerrita criminalità, produzione senza controlli di alcolici semitossici, modesto calo dei consumi.
Occorre poi ricordare che la pericolosità per la salute dell’alcol liberalizzato non sembra inferiore a quello della cannabis e non genera l’interesse delle mafie. Non a caso il fronte proibizionista, per ora solo per le droghe leggere, comincia a sgretolarsi, soprattutto in America.
Più delicato il discorso per gli oppiacei, la cocaina e soprattutto per le droghe sintetiche. L’osservazione che si può fare è che l’enorme incentivo economico generato dai divieti (che mandano prezzi e profitti alle stelle) continuerà a promuovere la ricerca “scientifica” di sostanze di sintesi più efficaci, meno costose, da produrre “in garage”e, comunque, finché rimangono proibite, incontrollabili per pericolosità.
La tutela della salute, in un contesto più liberalizzato, sarebbe affidata maggiormente all’educazione, alla fiscalità, come in Svezia per gli alcolici, e alla pubblicità, come sempre per gli alcolici in Francia (noi abbiamo le scritte sui pacchetti di sigarette, ma la lobby dei produttori di alcolici è fin’ora riuscita ad evitare ogni intervento). Tutto questo sarebbe realizzabile con costi pubblici grandemente inferiori a quelli connessi alla repressione: abbiamo una percentuale impressionante di piccoli spacciatori detenuti.
La seconda fonte di arricchimento delle mafie sono gli appalti pubblici, superfluo ricordare l’infinita letteratura e la cronaca, ininterrotta fino ai giorni nostri (EXPO ecc.). Qui l’intreccio con la corruzione politica è davvero strettissimo.
In particolare, la malavita organizzata controlla strettamente le attività che gli economisti chiamano “non foot loose”, cioè che è necessario acquistare in loco: movimento terra, inerti, trasporti di cantiere.
Anche qui, denari pubblici, e senza vincoli reali: comunque la “grande opera” va finita, costi quel che costi. La storia dell’Alta Velocità è davvero illuminante, con extracosti fenomenali rispetto anche a quelli di paesi vicini (si veda una recente ricerca dell’ americana Reason Foundation).
Tutti gli attori, mafie comprese, sanno che alla fine lo Stato pagherà. Questo, appunto, paga lo Stato. Se ci fossero più soldi privati e meno garanzie pubbliche, le difese dal racket sarebbero molto più vivaci e organizzate, perché motivate dalla ricerca del profitto. E forse si farebbero anche meno opere inutili.
In sintesi: certo la gamma dei rimedi, tutti difficili, è molto ampia. Ma non sembrano esservi ragionevoli dubbi che una cultura più liberale sarebbe uno strumento efficace, tra i molti necessari. La malavita organizzata non a caso prospera dove ci sono alti profitti e rendite di monopolio, che è proprio ciò che una concorrenza ben governata tende ad erodere, a vantaggio della collettività. Forse non è un caso che in tutte le classifiche internazionali risultiamo un paese contemporaneamente poco liberalizzato e con fortissima presenza mafiosa.

* Professore di Economia Applicata, Politecnico di Milano


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Presentazione del Volume “Stato e Criminalità”

CREMONA: 16 Febbraio ore 18
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Coordinamento di Libera Piemonte

PRIMA PAGINA

Coordinamento di Libera Piemonte

sabato 18 gennaio
h 15 – Fabbrica delle e, corso Trapani 91/b Torino

 

Con il nuovo anno, si rinnova l’impegno di Libera. Sabato, il coordinamento regionale si ritrova per fare il punto della situazione, programmare priorità e appuntamenti futuri. In particolare, sarà l’occasione per presentare il Percorso di preparazione al 21 marzo incontrando i familiari che vivono sul nostro territorio e che non abbiamo ancora presentato alla rete.

 

 

CALENDARIO DELLA SETTIMANA

 

Caro Paolo….
sabato 18 gennaio
h 16.00 – Centro Congressi Santo Volto, via Borgaro 1, Torino

 

Si apre con la proiezione del film “Caro Paolo..” per la regia di Donata Gallo un interessante appuntamento, organizzato dal Movimento delle Agende Rosse, sul tema della presunta trattativa tra Stato e mafia. All’incontro interverranno: Antonino Di Matteo – Sost. Procuratore di Palermo; Roberto Scarpinato – Proc. Generale di Palermo; Sonia Alfano – Pres. Commissione Antimafia Europea; Salvatore Borsellino – Fratello del giudice Paolo; Marco Travaglio – Vicedirettore de “Il Fatto Quotidiano”

 

 

 

Aggiungi un mondo a tavola
fino a fine febbraio
www.aiesec.it/lc/torino

 

Torniamo a parlarvi di AIESEC perché sta partendo l’iniziativa “Aggiungi un mondo a tavola”, attraverso la quale si vuole chiedere ad alcune famiglie torinesi di ospitare gli stagisti internazionali che verranno nel nostro capoluogo e allargare così il nucleo familiare per sei settimane. Crediamo che questa sia una grande opportunità di vivere un’esperienza interculturale in casa. I ragazzi di AIESEC supporteranno sia la famiglia che il ragazzo ospitato, realizzando delle interviste di preconoscenza e offrendo a entrambi una figura di supporto. Alle famiglie che volessero partecipare al progetto è chiesto di garantire allo studente vitto, alloggio e tutte le informazioni e il sostegno necessari per permettergli di vivere una permanenza in Italia il più piacevole possibile.

 

Per maggiori informazioni scrivere a: claudia.marengo@aiesec.net
oppure visitare il sito: www.aiesec.it/lc/torino
Modulo d’iscrizione:

 

 

 

AVVISO AI NAVIGANTI

Libera Alessandria propone una serata per parlare dei Partiti, della partecipazione e delle piattaforme L10. A discutere con i presenti, a partire dalle 18, Davide Mattiello, Deputato, membro della Commissione Antimafia e presidente di Benvenuti in Italia e Davide Pecorelli, responsabile dell’Ufficio Stampa di Libera Piemonte. Concluso il primo incontro ci sarà un buffet con i prodotti di Libera Terra e Ristorazione Sociale. Dalle 21, invece, si parlerà della piattaforma l10 Alessandira con Matteo Ferraris, asssessore nella città alessandrina e Roberto Massaro, presidente della commissione comunale Legalità. L’appuntamento è per venerdì 26 gennaio, dalle 18, in Piazza Fabrizio De Andrè, 76 Alessandria.